
Il 13 maggio il DISAFA ha ospitato una giornata di lavoro dedicata alla riflessione sul futuro del settore cerealicolo, organizzata nell’ambito del Progetto IDEA con il supporto di ForwardTO.
L’iniziativa ha riunito attori provenienti da contesti diversi, con l’obiettivo di attivare un confronto strutturato sulle trasformazioni in atto e sulle traiettorie evolutive del comparto, con particolare attenzione al ruolo dell’agricoltura di precisione e delle tecnologie emergenti, attraverso l’applicazione della metodologia del backcasting nell’ambito dei future studies. La pluralità dei profili presenti, dalla formazione alla consulenza, dall’agricoltura alle organizzazioni di categoria, ha permesso di mettere a fuoco, con prospettive differenti ma complementari, le principali sfide e opportunità che riguardano oggi il settore cerealicolo.
L’attività si è svolta applicando lo strumento del backcasting, una metodologia particolarmente utile quando l’obiettivo non è soltanto immaginare scenari futuri, ma trasformare la visione in traiettorie concrete di azione, individuando priorità, ostacoli e condizioni abilitanti lungo il percorso.
Il backcasting trasforma l’agricoltura da un sistema basato sulla ricerca della stabilità ad uno capace di gestire l’incertezza, costruendo un equilibrio tra resilienza agronomica e sostenibilità economica attraverso una visione strategica di lungo periodo che muove dal “futuro desiderato”. L’attività ha permesso di delineare una diagnosi rigorosa del presente e una visione strategica al 2036, identificando le leve necessarie per una transizione sostenibile. Procedendo a ritroso si sono delineate le tappe evolutive, le innovazioni tecnologiche e le scelte agronomiche da attuare nel presente per renderlo possibile.
La suddivisione dei partecipanti in gruppi di lavoro omogenei per numerosità, ma differenti per background ed esperienza, ha favorito un confronto dinamico e approfondito, capace di valorizzare il contributo di ciascun punto di vista.
La prima fase ha riguardato l’analisi della situazione attuale del comparto, con particolare attenzione al ruolo dell’agricoltura di precisione. Ogni gruppo ha individuato gli aspetti più rilevanti del contesto odierno, mettendo in evidenza elementi positivi e criticità, dinamiche in corso, condizioni strutturali e fattori di trasformazione. È emerso con chiarezza come alcuni tratti del settore siano riconoscibili da tutti, pur assumendo letture diverse a seconda delle esperienze e delle competenze di partenza: l’attuale sistema cerealicolo appare caratterizzato da forti pressioni economiche e strutturali.
Tra le criticità sistemiche sono emerse l’elevata crescita dei costi di produzione, la scarsa specializzazione della manodopera e una marcata dipendenza da fattori esterni e mercati internazionali. Il potere contrattuale dei produttori risulta limitato dalle quotazioni delle borse merci globali, esponendo le aziende ad una competizione spesso non equa. Sebbene tecnologie come l’agricoltura di precisione e il telerilevamento siano riconosciute come strumenti chiave di efficientamento, il loro accesso rimane disomogeneo a causa degli alti investimenti iniziali e della carenza di competenze tecniche specifiche, soprattutto nelle realtà di piccole dimensioni.
Nella seconda fase, il confronto si è spostato su un orizzonte temporale di medio-lungo periodo: i gruppi sono stati invitati a delineare un futuro auspicato e realistico, immaginando dove potrebbe trovarsi il settore cerealicolo nel 2036, qualora l’evoluzione procedesse nella direzione desiderata.
Infine, il lavoro si è concentrato sugli step intermedi necessari per raggiungere quello scenario. La discussione ha permesso di individuare i passaggi di medio termine, le responsabilità condivise, gli elementi da consolidare e le “zavorre” da superare, costruendo così una traiettoria concreta tra presente e futuro.

Lo scenario futuro auspicato è quello di un settore cerealicolo più integrato, digitale e collaborativo, in cui la tecnologia non rappresenti un fine ma uno strumento abilitante. In questa prospettiva l’agricoltore evolve in un “decisore tecnologico consapevole” supportato da strumenti digitali diventati una infrastruttura semplificata e interoperabile, in grado di ridurre gli oneri amministrativi e migliorare l’efficienza gestionale delle aziende. Si rende inevitabilmente necessario un investimento strutturale nella formazione, affinché l’adozione degli strumenti tecnologici sia accompagnata da competenze adeguate e diffuse lungo tutta la filiera
La filiera ideale è più connessa e cooperativa, capace di valorizzare la collaborazione nella rete tra produzione, consulenza, ricerca e organizzazioni di categoria. In questo contesto, l’accesso alle tecnologie è più equo, grazie a strumenti e soluzioni pensate per superare le barriere economiche e favorire l’inclusione anche delle aziende meno strutturate.
La visione punta sulla valorizzazione del Made in Italy attraverso sistemi di tracciabilità trasparente (approccio from farm to fork) e il riconoscimento del valore sociale ed identitario delle produzione territoriali. Fondamentale risulta il superamento dello scollamento tra accademia e campo: nel 2036 la ricerca universitaria è integrata alle esigenze aziendali, promuovendo database condivisi e una divulgazione scientifica applicativa.
Un aspetto centrale della visione futura è il pieno riconoscimento del valore dell’agricoltura non solo in termini produttivi, ma anche ambientali e sociali, con la consapevolezza dei servizi ecosistemici generati dalle pratiche agricole come elemento chiave per una maggiore sostenibilità economica del settore.
Per colmare il divario tra realtà presente e futuro auspicabile, sono state individuate azioni prioritarie focalizzate sulla stabilità economica e l’innovazione metodologica.
Le proposte includono la definizione di soglie minime di prezzo e la redistribuzione del valore aggiunto lungo tutta la filiera attraverso una responsabilità condivisa tra politica, trasformazione e consumo. Operativamente, il ruolo dei Distretti del Cibo è considerato il fulcro per superare la frammentazione e l’obsolescenza dei mezzi tecnici. Non in ultimo, è chiaro come la transizione debba poggiare su un’accelerazione delle pratiche agronomiche sostenibili, supportata da un dialogo costante tra ricerca e imprese per trasformare i dati in elementi a supporto di scelte gestionali efficaci.
Dopo il light lunch, la giornata è proseguita nei campi del DISAFA con un approfondimento dedicato all’utilità e alle potenzialità dei droni in agricoltura. L’incontro ha offerto l’occasione per conoscere più da vicino caratteristiche, applicazioni e prospettive di questa tecnologia, accompagnate da una dimostrazione pratica di volo che ha suscitato grande interesse tra i presenti.
L’iniziativa ha confermato il valore di momenti di confronto capaci di mettere in dialogo competenze diverse, favorendo una lettura più ampia del presente e una riflessione condivisa sulle trasformazioni in atto nel settore.