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Nuove genetiche e tecniche agronomiche

Tra confronti varietali, agricoltura di precisione e nuove frontiere della sostenibilità

La giornata in campo dedicata a orzo e frumento tenero ha rappresentato un momento di confronto tecnico particolarmente ricco, inserito all’interno delle attività delle reti varietali e agronomiche che coinvolgono, oltre al DISAFA, enti pubblici, aziende sementiere e il gruppo CAPAC. Un lavoro sperimentale ampio e articolato che, oltre al semplice confronto tra varietà, affronta temi centrali per la cerealicoltura contemporanea: gestione agronomica, concimazione azotata, difesa fitosanitaria, agricoltura di precisione e sostenibilità delle filiere.

Sin dall’arrivo in campo è evidente come le prove siano impostate per combinare rigore sperimentale e applicabilità pratica. Accanto alle parcelle con schema statistico classico, vengono affiancate tesi dimostrative e prove aziendali, che hanno la funzione di osservare il comportamento delle colture in condizioni più vicine a quelle operative degli agricoltori. Questa doppia impostazione permette da un lato di produrre dati confrontabili, dall’altro di mantenere un forte legame con la realtà produttiva.

Rete Nazionale

Tra i temi centrali affrontati durante il Field Day, è emerso ovviamente il ruolo della Rete Nazionale Frumento, uno strumento ormai consolidato per la valutazione agronomica e qualitativa delle varietà coltivate in Italia. Si tratta di un sistema di prove multilocali che permette di confrontare i diversi materiali genetici in ambienti pedoclimatici differenti, raccogliendo dati utili sia per la ricerca sia per le scelte tecniche degli agricoltori e della filiera.

Le prove osservate in campo hanno evidenziato quanto oggi la valutazione varietale non possa limitarsi alla sola resa produttiva. Oltre alla produttività, vengono infatti monitorati parametri legati alla qualità tecnologica, alla risposta alle concimazioni azotate, alla tolleranza alle principali malattie e alla stabilità del comportamento nei diversi ambienti. Un aspetto particolarmente interessante riguarda la forte differenziazione dei cicli colturali tra le varietà: precocità, capacità di accestimento, risposta alla disponibilità di azoto e sensibilità alle malattie obbligano infatti a gestioni sempre più mirate. Questo rende anche più complessa la conduzione delle prove sperimentali, perché trattamenti e rilievi devono essere adattati alle specifiche caratteristiche dei materiali testati.

Orzo

Per quanto riguarda l’orzo, l’attenzione si è concentrata sia sull’andamento delle varietà sia sull’evoluzione delle problematiche fitosanitarie. Negli ultimi anni il quadro delle malattie è cambiato: mentre in passato erano più frequenti patologie come elmintosporiosi e rincosporiosi, oggi risulta sempre più dominante la ramularia, segno di un possibile cambiamento legato sia all’evoluzione climatica che delle caratteristiche genetiche delle varietà coltivate. In questo contesto si osserva anche il comportamento degli ibridi, che mostrano generalmente maggiore sanità e un ciclo più lungo rispetto alle varietà tradizionali, ma senza un vantaggio produttivo sempre netto o tale da modificare radicalmente le scelte aziendali. Più interessante appare invece il loro ruolo in specifiche destinazioni, come la produzione di biomassa.

Concimazione azotata

Il tema della concimazione azotata ha rappresentato uno dei fili conduttori dell’intera giornata. Sono state illustrate diverse strategie, dalle applicazioni uniche con prodotti a lenta cessione fino a schemi più articolati a più interventi. La scelta delle diverse impostazioni non è solo agronomica, ma spesso anche legata alla gestione operativa delle aziende e alla necessità di conciliare i tempi delle lavorazioni. All’interno delle prove sul frumento, in particolare, si lavora su livelli di azoto molto variabili e su modalità diverse di distribuzione, con l’obiettivo di comprendere non solo gli effetti sulla resa, ma anche sulla qualità finale della granella, in particolare sul contenuto proteico.

Agricoltura di precisione

Accanto alle prove tradizionali, una parte importante della giornata è stata dedicata ai progetti di agricoltura di precisione. In questo ambito si lavora allo sviluppo di modelli che, attraverso indici vegetazionali rilevati da sensori o satellite, permettano di stimare lo stato della coltura e modulare la concimazione azotata. L’obiettivo è passare da una gestione uniforme del campo a una gestione “a rateo variabile”, più mirata e potenzialmente variabile nello spazio. I risultati finora indicano una buona correlazione tra indici vegetativi e risposta produttiva, con margini di errore contenuti, ma ancora da affinare per una piena applicazione operativa su larga scala.

In parallelo, si stanno conducendo anche prove specifiche sulla densità di semina negli ibridi di frumento, un tema che si lega direttamente alla loro maggiore vigoria e al diverso comportamento rispetto alle varietà convenzionali. Qui emerge l’idea che la gestione debba essere più flessibile e adattata all’ambiente e all’epoca di semina, piuttosto che standardizzata.

Biofungicidi | Progetto BIO-RESYPE

Una parte della discussione è stata dedicata ai progetti sui biofungicidi, osservando gli esiti del progetto BIO-RESYPE, che vede l’Università di Torino DISAFA collaborare con l’Università di Ferrare e l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza. La sperimentazione BIO-RESYPE si basa sull’utilizzo di estratti da sottoprodotti agroindustriali della lavorazione di vinacce e luppolo ai fini di controllare la proliferazione micotica sul frumento. Queste soluzioni mostrano un potenziale interessante soprattutto in condizioni di pressione moderata delle malattie o in agricoltura biologica, ma evidenziano ancora limiti importanti in termini di efficacia costante, stabilità e soprattutto trasferibilità economica in contesto aziendale. Il confronto con i fungicidi tradizionali resta quindi ancora aperto e fortemente dipendente dalle condizioni ambientali.

Linee genetiche di qualità funzionale

La visita ha toccato anche altre prove legate più direttamente agli aspetti della filiera cerealicola. Da un lato si è tornati sul tema dei grani speciali e della qualità funzionale, con varietà selezionate per caratteristiche particolari dell’amido, come l’alto contenuto di amilosio. Queste linee genetiche, pur non essendo sempre competitive dal punto di vista agronomico tradizionale, risultano interessanti per le loro potenziali ricadute nutrizionali e tecnologiche, ma pongono anche questioni delicate sul piano sanitario, in particolare per il possibile aumento della suscettibilità alle micotossine. Dall’altro lato è stato richiamato il lavoro su colture alternative o complementari come la segale, inserita in prove più specifiche legate alla qualità sanitaria e alla presenza di contaminanti naturali.

Fertilizzazione via frass

La parte finale della giornata è stata dedicata a uno dei filoni più innovativi legati alla sostenibilità: l’utilizzo del frass, un sottoprodotto derivato dall’allevamento di insetti, come possibile fertilizzante o componente per nuovi concimi organo-minerali. Le prove in campo hanno confrontato diverse strategie di utilizzo, dal frass tal quale ai prodotti organo-minerali sviluppati in collaborazione con aziende del settore, con l’obiettivo di valutarne non solo l’efficacia produttiva, ma anche la dinamica di rilascio dell’azoto e l’interazione con lo sviluppo della coltura.

Particolare interesse riguarda il potenziale del frass all’interno di modelli di economia circolare, anche grazie alla possibilità di sostituire materiali meno sostenibili come la torba. Oltre agli effetti sulla crescita vegetativa, le sperimentazioni stanno analizzando aspetti fisiologici e sanitari, come la disponibilità reale di azoto, l’attività fotosintetica e un possibile effetto indiretto sulla resistenza alle malattie legato alla presenza di chitina. Le prime osservazioni mostrano differenze evidenti tra le parcelle trattate e quelle non concimate, confermando l’interesse verso una soluzione che potrebbe aprire nuove prospettive per la fertilizzazione sostenibile delle colture cerealicole.

Grazie alla presenza della Dott.ssa Patrizia Vaccino e dei suoi collaboratori, il Dott. Lorenzo Sena e la Dott.ssa Francesca Nardi, i partecipanti hanno avuto l’opportunità di visitare una collezione di varietà di frumento, orzo e farro provenienti dalla banca del germoplasma del CREA, conservate e studiate presso la sede di Vercelli. Le parcelle allestite nel campo sperimentale di Cigliano hanno permesso di osservare direttamente varietà storiche e moderne, offrendo una panoramica concreta dell’evoluzione del miglioramento genetico del frumento italiano dall’inizio del Novecento fino ai materiali più recenti.

Il confronto visivo tra le diverse tipologie varietali ha evidenziato i profondi cambiamenti avvenuti nel tempo: dall’altezza delle piante e dalla taglia delle varietà antiche fino ai moderni genotipi selezionati per maggiore produttività, resistenza alle malattie, qualità tecnologica e adattamento agli stress ambientali. L’attività si inserisce nel più ampio lavoro di conservazione e valorizzazione della biodiversità cerealicola portato avanti dal CREA attraverso le proprie banche del germoplasma, considerate oggi non soltanto archivi di sementi storiche, ma vere risorse strategiche per i programmi di miglioramento genetico e per affrontare le future sfide legate a cambiamenti climatici, sostenibilità e sicurezza

Nel complesso, la giornata ha restituito l’immagine di un sistema sperimentale molto integrato, in cui il lavoro non è finalizzato solo alla valutazione delle varietà, ma alla comprensione più ampia del funzionamento delle colture cerealicole in relazione a genetica, nutrizione, difesa e innovazione tecnologica. L’elemento centrale che emerge è la ricerca di un equilibrio tra produttività, qualità e sostenibilità, attraverso strumenti sempre più raffinati ma ancora fortemente dipendenti dall’interpretazione agronomica e dall’esperienza diretta in campo.

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